TV e comportamenti estetici e alimentari: l' influenza sul bambino
Limitandoci a considerare il comportamento alimentare, non c'è dubbio che la proposta di modelli estetici di successo attraverso i media abbia contribuito largamente al diffondersi di alcuni gravi disturbi, primo tra tutti l'anoressia. Le cifre purtroppo sono ogni giorno più allarmanti: in Italia, le giovani tra i 12 e i 25 anni colpite dall'anoressia nervosa sono circa il 2,3%, quelle colpite dalla bulimia sono l'1% e circa il 6% soffre di "disturbi del comportamento alimentare non specificati". La femmine sono più colpite rispetto ai maschi (il rapporto tra donne e uomini che soffrono di questi disturbi è di 10 a 1), ma sono in aumento anche i casi di anoressia e bulimia tra la popolazione maschile. Date le dimensioni del problema, è in via di realizzazione un progetto sui disturbi alimentari realizzato dal Ministero della Sanità e dalla "Commissione di studio per l'assistenza ai pazienti affetti da anoressia e bulimia nervosa" per cui verrà istituito un Osservatorio Nazionale dei disturbi alimentari, che coinvolgerà tutte le regioni italiane.
I bambini sotto i 6 anni non colgono in pieno la differenza tra i normali programmi televisivi e la pubblicità. L'educatrice e regista Jean Kilbourne (autrice di un documentario sulla pubblicità dal titolo indicativo: Killing Us Softly) sottolinea che il bimbo piccolo prende alla lettera quello che vede negli spot. Così, quando poi scopre che il giocattolo visto sullo schermo non è poi così divertente, si sente inadeguato: non pensa che i pubblicitari abbiano trasfigurato il giocattolo per renderlo più attraente, ma crede, invece, che qualcosa non vada in lui, perché i bambini "normali" che giocano in televisione con quello stesso giocattolo si divertono e sono felici.